Leone XIV, Un mandato petrino…. – Contributo dal Dr. Tagliaferri

Un mandato petrino all’ombra di S. Agostino

“Non andare fuori di te, ritorna in te stesso, la verità abita nell’uomo interiore”

  “Inquieto giace il capo che porta la corona” diceva Shakespeare nell’Enrico IV. E’ forse il destino di colui che esercita il potere assoluto provare l’ansia e la responsabilità di un gravoso incarico? Credo valga per tutti, ma ancor di più per chi debba “far navigare”, oggi in acque non tranquille, la barca della Chiesa.
Il “nocchiero” cui mi riferisco è il nuovo Pontefice, nuovo in tutti i sensi a cominciare dal piccolo ma importantissimo Ordine religioso cui appartiene: l’Ordine agostiniano.

Confesso aver provato grande piacere, quale modestissimo narratore di frammenti di Storia, apprendere che Agostino, così straordinariamente influenzato da Platone e da Plotino, ha guidato il Sapere papale.

Echi della grande Storia cinquecentesca e frammenti del pensiero di grandi filosofi  sono subito prepotentemente emersi dalla mia memoria.   Il nuovo Pontefice è stato eletto in un momento in cui la Chiesa e la nostra società, disunite e fiaccate, hanno bisogno di ordine.

Ci ha subito informati di essere agostiniano, una sorta di “carta d’identità” a definire la sua aderenza a un pensiero e ad una impostazione teologica e dottrinale ben precisa, basata sui valori agostiniani di amore, umiltà, servizio e la ricerca della verità.

Memore della interiorità introspezione e profonda riflessione che segnano il cammino di Agostino.

L’Augustinus magister in cui si trova tutta, o quasi, la filosofia e la dottrina del cristianesimo occidentale, e non solo quello cattolico.

Agostino, pensatore decisivo nella storia della filosofia cristiana, con la novità assoluta delle dottrine del creazionismo di Dio, della Sua illuminazione e della “teologia negativa”, rivela una personalità complessa e a volte incerta; una dottrina, ricordiamo, che è stata anche il seme da cui è nata la Riforma protestante, costituendone la principale fonte dottrinale. L’eredità degli agostiniani nella Storia.

Quell’Agostino che, pur non credendo nell’uomo, incapace di salvarsi autonomamente, sostiene che solo attraverso la fede la grazia divina e l’anima, che è lo specchio di Dio, si può raggiungere la salvezza.

La ricerca di Dio attraverso la conoscenza di noi stessi, la nostra interiorità, là dove abita la Verità.

Impariamo dalle “Confessioni” che bisogna cercare «nel nostro cuore Colui che cercavamo fuori» (V, 2).

  L’attuale realtà sociale e politica, diametralmente opposta a quella spirituale, è stata esattamente preconizzata nell’opera agostiniana la “Città di Dio” (in cui si contrappone la città terrena fondata sui desideri mondani, alla città celeste fondata sull’amore di Dio); l’eterna lotta tra il bene e il male, dove il male, che è legato alla materialità e non ha consistenza propria, è “l’assenza di bene” non qualcosa creato da Dio, che è solo fonte di bontà.

Oggi la società vive nella contraddizione di credere, come disse il luterano Bonhoeffer, nella presunzione della “maturità del mondo”. Una sua riflessione, (la religiosità senza religione), sulla fede cristiana in un mondo sempre più secolarizzato. Cui fa eco, a nostro parere consapevolmente, la parola del Santo Padre quando esorta ad ascoltare “il seme del Vangelo per poi portarlo nella vita quotidiana, in famiglia, nei luoghi di lavoro e di studio, nei vari ambienti sociali e a chi si trova nel bisogno”. Un’utopia che oggi appare senza senso.

Già bastano questi primi mesi di pontificato per intuire quale sarà la “rotta” impostata dal Papa: ripensare l’autorità della Chiesa esaltando la dimensione antropologica accanto a quella teologico-pastorale sotto la forma di un “servizio” evangelico.

Affrontare i conflitti del tempo che stiamo vivendo, come la disaffezione alla Fede, le costanti reali minacce alla pace, i pericoli dell’era digitale che impongono una nuova dottrina sociale.

Vivere la religiosità del presente, il passato come ricordo, e il futuro come attesa.

La certezza che il Pontefice sarà un punto fermo per continuare il cammino ecumenico, confortato dal platonico concetto di “dialogo”, già intrapreso da San Giovanni Paolo II, con altre confessioni religiose, prima tra tutte, auspichiamo, ritrovare e far tesoro dei numerosi punti comuni tra cattolicesimo e protestantesimo, così evidenti in Agostino e, perché no, anche in Lutero, convinto monaco agostiniano.

Dott. Adriano Tagliaferri